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Conoscere il Mieloma Multiplo

Introduzione

CHE COS’È IL SANGUE?

Il sangue è un fluido di colore rosso rubino o rosso violaceo, che circola nei vasi sanguigni (arterie, vene e capillari), per svolgere due funzioni fondamentali: rifornire di ossigeno e sostanze nutritive tutte le cellule dell’organismo e tra­sportare le scorie da eliminare agli organi preposti a questo lavoro. Il sangue è composto per circa il 45% dalle cellule ematiche -i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine -e per il 55% da una parte liquida, chiamata plasma, che contiene acqua, sali minerali, proteine, zuccheri, qrassi, ormoni, vitamine.

Cellule del sangueLe cellule ematiche vengono prodotte nel midollo osseo a partire da cellule staminali emopoietiche. I globuli rossi, le cellule ematiche più numerose, tra­sportano ossigeno grazie all’emoglobina contenuta al loro interno; i globuli bianchi, chiamati anche leucociti, si suddividono in diversi gruppi tutti deputati alla difesa dell’organismo dall’attacco di agenti patogeni (batteri, virus e altri); le piastrine sono cellule indispensabili per la coagulazione del sangue. Il plasma è di colore giallo chiaro e la proteina maggiormente rappresentata è l’albumina.

CHE COS’È IL MIDOLLO OSSEO?

Midollo OsseoIl midollo osseo è il materiale “spugnoso” [ presente nella parte centrale delle ossa lunghe (femori, omeri) e delle ossa piatte
(sterno, coste, vertebre). Il midollo osseo contiene le cellule staminali o “progeni­trici” da cui prendono origine globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Le cellule sta­minali sono dotate di due fondamentali proprietà rappresentate dalla capacità di
auto-mantenimento e dalla capacità di differenziazione. Grazie a queste carat­teristiche, il midollo osseo è in grado di sostituire continuamente le cellule del sangue che hanno vita relativamente breve e vanno incontro a senescenza.

CHE COS’È IL SISTEMA IMMUNITARIO

Il sistema immunitario è un insieme di cellule e di strutture molto complesse deputate a difendere l’organismo da qualsiasi forma di attacco esterno o interno che può mettere a rischio la sua integrità. Il sistema di difesa dell’orga­nismo è capace di distinguere le sostanze non pericolose che possono essere preservate da quelle nocive, che vanno eliminate. Le cellule deputate a difen­dere il nostro organismo sono i globuli bianchi ( o leucociti). Tra questi, i linfo­citi Te i linfociti B sono gli elementi in grado di riconoscere milioni di sostanze estranee, i cosiddetti antigeni, e di attivare una risposta specifica mirata. I linfo­citi B attivati dal riconoscimento dell’antigene danno origine alle plasmacellule, deputate alla produzione di anticorpi in risposta a una sostanza o a un micror­ganismo pericoloso.

Che cos’è il Mieloma Multiplo

li Mieloma Multiplo è una neoplasia del midollo osseo che consiste nella prolife­razione incontrollata di plasmacellule. Nel Mieloma le plasmacellule con DNA danneggiato, dette cellule mielomatose, si moltiplicano all’interno del midollo osseo e producono un solo tipo di anticorpo noto come paraproteina (Com­ponente Monoclonale o Componente M), che non svolge nessuna funzione utile. Le plasmacellule anomale rilasciano anche una grande quantità di parti­colari sostanze, chiamate citochine, che attraverso la stimolazione o il blocco di differenti cellule possono determinare aumentata distruzione dell’osso ( e ridotta neoformazione), crescita delle plasmacellule a discapito delle cellule sane circostanti, interferenza con la produzione delle cellule del midollo osseo, ridotta produzione di globuli rossi e anemia. La paraproteina in eccesso può inoltre indurre un danno renale. li Mieloma Multiplo è per lo più una patologia dell’età avanzata e l’età media alla diagnosi è tra i 65 e i 70 anni. Si tratta di una patologia rara che rappresenta circa 1’1% di tutti i tumori globalmente considerati. All’incirca 4 persone ogni 100.000 vengono colpite ogni anno da questa neoplasia che fa registrare in Italia oltre 2.000 nuovi casi ogni anno.

Incidenza del Mieloma Multiplo tra l'uomo e la donna

Il Mieloma Multiplo può insorgere “de novo” o rappresentare una evoluzione di una MGUS (gammopatia monoclonale di incerto significato), condizione benigna caratterizzata dall’accumulo di plasmacellule dentro il midollo osseo e produzione di componente monoclonale in quantità limitate, in assenza di segni e sintomi di danno degli organi.

I TIPI DI MIELOMA MULTIPLO

Il Mieloma Multiplo si presenta in varie forme a seconda dell’anticorpo (Componente Monoclonale, CM) prodotto dalle plasmacellule:

  • il 75-80% dei pazienti è affetto da Mieloma Multiplo secernente “anti­corpi interi” (più frequentemente di tipo lgG); le plasmacellule di Mieloma sono localizzate in prevalenza nel midollo osseo e producono l’anticorpo che si può rilevare nel sangue del paziente, generalmente in grande quantità;
  • il 20% circa dei pazienti è affetto da Mieloma Multiplo micromolecolare, in questo caso le plasmacellule di Mieloma producono solo “anticorpi parziali”, noti come catene leqqere;
  • meno del 3% dei pazienti è affetto da Mieloma Multiplo non secernente, condizione in cui le plasmacellule, comunque presenti in quantità eccessiva nel midollo osseo, non producono anticorpi.

In generale, si parla di Mieloma indolente quando la malattia è asintomatica senza lesioni ossee o ad altri organi. In caso contrario si parla di Mieloma sin­tomatico.

Altre situazioni distinte

  • il plasmocitoma solitario: quando la malattia è localizzata solo a livello di un singolo segmento osseo o un singolo organo extramidollare (ad esem­pio le tonsille);
  • la leucemia plasmacellulare: quando le plasmacellule sono presenti in numero molto elevato non solo nel midollo osseo ma anche nel sangue periferico. 

Fattori di rischio

Numerosi studi sono stati condotti per identificare le possibili cause del Mie­loma Multiplo ma al momento mancano ancora evidenze certe. È stato dimo­strato che la malattia ha una frequenza diversa nelle varie aree geografiche del mondo e nei diversi gruppi etnici.

Si ritiene che l’esposizione a determinate sostanze chimiche, solventi, pesticidi e radiazioni ionizzanti possano essere cause potenziali o fattori scatenanti la malattia. Un possibile ruolo è stato inoltre imputato al fumo, a fattori dietetici e ad un indebolimento del sistema immunitario.

Si ipotizza infine l’esistenza di fattori genetici ereditari predisponenti, come suggerito del fatto che persone con parenti di primo grado affetti da MGUS o Mieloma Multiplo hanno un rischio di sviluppare la malattia lievemente supe­riore a quello della popolazione generale.

Fattori Di Rischio Mieloma Multiplo

Fattori di rischio del Mieloma Multiplo

I sintomi

Un terzo dei casi di Mieloma Multiplo è diagnosticato casualmente, in assenza di sintomi, durante un normale esame del sangue (elettroforesi) che rivela la pre­senza massiccia dell’anticorpo specifico prodotto dalle plasmacellule. Nei restanti due terzi la malattia viene scoperta in seguito alla presenza di uno o più sintomi causati dall’accumulo di cellule mielomatose nel midollo osseo e dalla presenza della paraproteina nel sangue o nelle urine. Il Mieloma interessa i distretti dell’or­ganismo in cui il midollo osseo è attivo e viene per questo detto multiplo.

I sintomi più frequenti

  • dolore osseo, localizzato alla colonna vertebrale, bacino, coste, omeri e femori. Questo sintomo è dovuto “all’erosione delle ossa” con possibili fratture patologiche, crolli vertebrali e schiacciamenti dei nervi. Il dolore peggiora con il movimento;
  • stanchezza e debolezza, spesso conseguenza dell’anemia;
  • ipercalcemia, ossia elevati livelli di calcio nel sangue, come conseguenza del danno osseo, può manifestarsi con sonnolenza, debolezza muscolare, nausea, alterazioni del ritmo cardiaco;
  • insufficienza renale, spesso asintomatica, scoperta attraverso le analisi del sangue.

I pazienti con Mieloma Multiplo possono inoltre presentare aumentata suscetti­bilità alle infezioni ( come, ad esempio, la polmonite batterica, infezioni delle vie urinarie e herpes zoster) in quanto il loro sistema immunitario è compromesso. Possono infine essere presenti disturbi ai nervi periferici (neuropatie), sia come conseguenza della malattia, sia come conseguenza delle terapie utilizzate.

La diagnosi

In caso di sospetto di Mieloma Multiplo, il medico prescrive una serie di esami e indagini necessari ad arrivare a una diagnosi certa e conoscere esattamente il tipo di malattia e la sua estensione. Le informazioni ottenute servono a deter­minare la stadiazione della malattia. Il sistema di stadiazione di Durie e Salmon si basa sui valori di emoglobina (anemia), calcemia, Componente Monoclo­nale, presenza ed entità delle lesioni ossee, presenza di insufficienza renale. Il sistema di stadiazione internazionale, ISS, considera i livelli di albumina e di beta-2 microglobulina.

TEST DI LABORATORIO

Gli esami del sangue comprendono:

  • l’emocromo completo per valutare il numero di globuli rossi ( che trasportano ossigeno), globuli bianchi (che combattono le infezioni), e piastrine (deputate alla coagulazione del sangue);
  • gli esami per lo studio del metabolismo delle ossa per misurare la calcemia e la fosfatasi alcalina;
  • il dosaggio di azotemia e creatinina per valutare la funzionalità renale;
  • il dosaggio dell’albumina;
  • il dosaggio della paraproteina (immunoglobulina) nel siero e/o nelle urine, l’indicatore più importante dell’evoluzione della malattia, che si ottiene con tutta una batteria di esami dai nomi complessi, quali elettroforesi, immunofis­sazione, dosaggio delle immunoglobuline, proteinuria, Bence Jones, dosag­gio delle catene leggere nel siero.

TEST DIAGNOSTICI PER IMMAGINI

Quando il Mieloma viene diagnosticato in modo non occasionale ma a seguito di sintomi avvertiti dal paziente, il più frequente è il dolore localizzato alle ossa. Nella sede interessata da dolore possono essere presenti fratture patologiche, dovute all’indebolimento che si verifica nelle zone di osso erose (osteolisi). Pertanto è necessaria una radiografia dello scheletro che ha lo scopo di indi­viduare i danni ossei. Immagini più dettagliate della struttura ossea si possono poi ottenere mediante una Tomografia computerizzata (TAC), una Riso­nanza magnetica (RMN), o una Tomografia a positroni (PET), che sono in grado di rilevare sia le lesioni ossee, che le radiografie non riescono a eviden­ziare, sia la reale diffusione del Mieloma.

Tali esami vengono impiegati per completare il processo di stadiazione, per indagare eventuali sedi di dolore e nelle rivalutazioni post trattamento.

BIOPSIA

L’aspirato midollare è un esame che si effettua in anestesia locale prelevando (aspirando) con un ago un piccolo campione di midollo, di solito a livello del bacino. Il campione viene esaminato per calcolare la percentuale di plasmacel­lule presenti nel midollo osseo. La percentuale di plasmacellule di una persona sana è inferiore al 5% mentre in un individuo affetto da Mieloma è superiore al 10%. Sulle plasmacellule così prelevate possono essere inoltre eseguiti studi del DNA e dei cromosomi, capaci di fornire informazioni prognostiche. La biopsia può essere effettuata anche all’inizio e alla fine di un trattamento.

Un’altra tipologia bioptica è la biopsia osteomidollare, che comporta il prelievo di una piccola porzione centrale di osso contenente midollo osseo.

Il trattamento del Mieloma Multiplo

Il Mieloma Multiplo può essere trattato con farmaci in grado di control­lare la malattia e contenere l’impatto dei sintomi e delle complicanze.

La scelta del trattamento è una decisione importante, collegata al tipo di pre­sentazione della malattia e alle caratteristiche del paziente. La necessità di ini­ziare il trattamento viene definita in base ad alcuni criteri di danno d’organo, indicati convenzionalmente con la sigla “CRAB”, dove “C” sta per innalza­mento del calcio, “R”, insufficienza renale, “A”, anemia e “B”, lesioni ossee (dal termine inglese “bone” per osso). Alcuni dati derivanti dal processo di stadiazione e indicativi di elevata taglia di malattia possono inoltre suggerire la necessità di iniziare un trattamento anche prima della comparsa di evidenti segni di danno d’organo. Le terapie più usate fino ad alcuni anni fa comprendevano chemioterapia, steroidi, chemioterapia ad alto dosaggio e trapianto di cellule staminali, autologo o allogenico (da donatore consanguineo o volontario). Negli ultimi anni il trattamento del Mieloma è stato significativamente arric­chito dall’introduzione di nuovi farmaci capaci di agire con meccanismo più mirato nei confronti dei processi cellulari importanti per la sopravvivenza delle plasmacellule di Mieloma.

È possibile suddividere il trattamento e la gestione del Mieloma in tre fasi:

  • monitoraggio attivo: non tutte le persone cui è stato diagnosticato un Mieloma hanno bisogno di iniziare immediatamente una terapia per tenere sotto controllo la malattia. Generalmente la terapia viene iniziata solo nel momento in cui iniziano a manifestarsi sintomi che hanno un impatto sul paziente o quando vi sono segni di elevata taglia di malattia con rischio di danno imminente.Tutti gli esami e le indagini eseguite in questa prima fase aiutano a stabilire il periodo più opportuno per iniziare il trattamento; 
  • trattamenti per curare i problemi primari e tenere sotto controllo la malattia;
  • l trattamenti per gestire i sintomi e le complicanze, che includono le tera­pie di supporto.

Trattamento Mieloma Multiplo

La principale distinzione nelle opzioni terapeutiche è rappresentata dalla possibilità o meno di eseguire una procedura di trapianto di cellule sta­minali:

  • trattamento con terapia a basse dosi;
  • trattamento con chemioterapia ad alte dosi e trapianto di cellule sta­minali.

In entrambi i casi il trattamento può prevedere differenti associazioni di che­mioterapia, cortisonici e nuovi agenti.

Le terapie

LA CHEMIOTERAPIA

La chemioterapia è un trattamento con farmaci molto potenti che sono in grado di distruggere le plasmacellule presenti nel midollo osseo, bloccando la loro capacità di moltiplicarsi. I farmaci chemioterapici possono attaccare anche le cellule sane e per questo possono dare effetti collaterali. I chemioterapici possono essere somministrati per via endovenosa o per via orale.

I NUOVI FARMACI

Il primo dei nuovi farmaci ad essere stato introdotto nella terapia del Mieloma Multiplo è l’immunomodulatore talidomide. In seguito alla scoperta dell’effica­cia della talidomide nel trattamento del Mieloma, negli anni più recenti sono stati introdotti ulteriori farmaci innovativi quali il bortezomib, inibitore di una struttura importante della cellula, il proteasoma, e gli immunomodulatori lena­lidomide e pomalidomide, derivati della talidomide ma più potenti e meno tossici.

Il panorama terapeutico del Mieloma Multiplo è in continua evoluzione. Recentemente l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha approvato una nuova molecola, carfilzomib, inibitore del proteasoma di seconda generazione, che, usato in combinazione con altri farmaci già in uso, è in grado di migliorare la risposta alla terapia.

Numerosi altri farmaci diretti verso molecole e processi cellulari specifici, importanti per la sopravvivenza delle plasmacellule di Mieloma, sono inoltre in differenti fasi di sperimentazione e approvazione. I nuovi farmaci biologici possono essere utilizzati differentemente combinati tra loro, con i chemiotera­pici e con gli steroidi, sia nei pazienti candidabili al trapianto che in quelli non candidabili.

LA TERAPIA AD AL TE DOSI E TRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI

La chemioterapia ad alte dosi si è dimostrata molto più efficace della che­mioterapia a dosi standard nella distruzione delle cellule mielomatose ed è in grado di indurre una risposta complessiva nettamente migliore. Questa tera­pia provoca però un danno molto grave al midollo osseo sano, con drastica diminuzione delle cellule ematiche e conseguente rischio di anemia, infezioni ed eccessivo sanguinamento. L’infusione (trapianto) di cellule staminali pre­cedentemente prelevate dal paziente (autologhe) o da un donatore (alloge­niche) permette di gestire questo problema e consente la somministrazione di dosi di chemioterapia elevate senza provocare danno prolungato alla produ­zione delle cellule ematiche.

Se per il trapianto vengono utilizzate le cellule staminali del paziente, si parla di trapianto autologo; se invece vengono utilizzate le cellule staminali del dona­tore si parla di trapianto allogenico.

IL TRAPIANTO

Due sono le tipologie di trapianto:

  • allotrapianto, o trapianto allogenico, che prevede la raccolta di cellule sta­minali del midollo osseo o del sangue periferico di un’altra persona ( donatore) e la loro infusione nel paziente (ricevente): per evitare il rigetto, il midollo del donatore e quello del ricevente devono avere il massimo livello di compati­bilità. L’allotrapianto è preceduto dalla chemioterapia associata, a volte, alla radioterapia per distruggere tutte le cellule del midollo, malate e non. Succes­sivamente si preleva il midollo sano dal donatore e si infonde nel ricevente; a questo punto le cellule staminali donate vanno a ripopolare gli spazi midollari vuoti del ricevente:
  • autotrapianto, che consiste nel prelievo di cellule staminali emopoietiche dal paziente (generalmente dal sangue periferico dopo opportuna stimolazione) e nella successiva reinfusione delle stesse dopo un trattamento con farmaci che­mioterapici mirati a distruggere il maggior numero possibile di cellule malate nel midollo osseo.

Il trapianto è un’opzione di trattamento non priva di rischi e pertanto riservata ad alcuni pazienti selezionati. Il primo passo è distinguere tra pazienti candidabili a un trapianto di cellule staminali e pazienti non can­didabili al trapianto.

Chirurgo impegnato in un trapianto di Midollo Osseo

L’autotrapianto permette l’uso di chemioterapia ad alte dosi ed è considerato la scelta terapeutica standard per i pazienti fino ai 65-70 anni di età. È stato dimostrato infatti che il trapianto autologo (autotrapianto) è superiore rispetto alla chemioterapia convenzionale per i pazienti di età inferiore o uguale a 65 anni in buone condizioni generali di salute, mentre nei pazienti sopra i 65-70 anni non è ancora stato dimostrato un vantaggio concreto. In considerazione delle elevate risposte ottenute con i nuovi farmaci, anche senza l’applicazione di una chemioterapia ad alte dosi, ad oggi sono inoltre in corso studi per valu­tare la possibilità, anche nei pazienti al di sotto dei 65 anni, di non eseguire il trapianto autologo e poterlo procrastinare ad un’eventuale fase di ricaduta.

In alcuni casi particolari, con soggetti giovani e malattia che ha mostrato carat­teristiche di particolare aggressività, può essere valutata infine la possibilità di un trapianto allogenico (da donatore).

Le fasi terapeutiche per i pazienti candidabili al trapianto prevedono:

  • terapia di induzione eseguita con combinazioni dei nuovi farmaci non che­mioterapici (talidomide, bortezomib, lenalidomide) associati a cortisonici (desametasone), chemioterapia o combinazioni degli stessi;
  • fase di raccolta delle cellule staminali emopoietiche autologhe dal sangue periferico, con l’impiego di fattori di crescita associati a un chemioterapico;
  • chemioterapia ad alte dosi e trapianto autologo;
  • eventuale terapia di consolidamento con i nuovi farmaci, di breve durata.

Tutto il percorso di cura dura all’incirca 9-12 mesi.

IL PAZIENTE NON CANDIDABILE AL TRAPIANTO

Fino ad alcuni anni fa il trattamento di riferimento per il paziente non candi­dabile al trapianto era costituito dalla combinazione di un chemioterapico e un cortisonico. Gli studi clinici hanno successivamente evidenziato come l’ag­giunta dei nuovi farmaci alla terapia convenzionale permetta di incrementare le risposte ottenute. Per questo oggi le terapie più utilizzate comprendono: melfalan/cortisonici associati a talidomide e/o bortezomib o lenalidomide. Le terapie vengono somministrate in ambulatorio o in day hospital.

LE LINEE DI TRATTAMENTO

La prima linea standard di terapia prevede generalmente:

  • nel paziente di età uguale o superiore ai 65 anni: combinazione di chemio­terapici, di solito il malfalan a basse dosi per via orale ( o ciclofosfamide), e/o un cortisonico (il prednisone o il desametasone), a cui possono essere associati i nuovi farmaci biologici: bortezomib, talidomide o lenalidomide;
  • nel paziente di età inferiore ai 65 anni: una terapia di induzione con combi­nazione di nuovi farmaci, cortisonici (desametasone) ed eventuali chemiotera­pici, seguita dalla raccolta delle cellule staminali, chemioterapia ad alte dosi e trapianto autologo ed eventuale consolidamento.

In entrambi i casi infine, al termine del trattamento può essere impiegata una terapia di mantenimento con lo scopo di prolungare il periodo di risposta al trattamento e di ridurre il rischio di ricaduta della malattia. A tale scopo in pas­sato venivano impiegati farmaci quali l’interferone e i cortisonici, che hanno dato tuttavia risultati limitati. Ad oggi grande interesse è volto verso i nuovi farmaci con meccanismo di azione mirato.

Quando La Terapia Funziona

Il trattamento del Mieloma Multiplo recidivante o refrattario

Il Mieloma Multiplo è una patologia ”cronica”, che frequentemente tende a ripresentarsi. Ouando il Mieloma ricompare dopo una fase di risposta al trat­tamento e remissione, si parla di ricaduta o recidiva. In questi casi è possibile ripetere lo stesso trattamento impiegato inizialmente oppure modificare tipo di terapia. Quando invece il Mieloma non risponde o ricompare in corso di trattamento, si parla di malattia resistente, o refrattaria. In questi casi il tratta­mento dovrà sempre essere modificato.

Il medico ha a disposizione numerose opzioni terapeutiche che compren­dono i chemioterapici, i nuovi farmaci, il cortisone (variamente combi­nati) e trattamenti sperimentali.

Il trattamento dei sintomi e delle complicanze

Il Mieloma Multiplo produce i suoi effetti in diversi distretti dell’organismo. Non sempre comunque si presentano tutti i sintomi e in ogni caso è impor­tante sapere che oltre alle terapie primarie, che hanno lo scopo di tenere sotto controllo la malattia, sono disponibili le terapie di supporto finalizzate a stabi­lizzare la condizione del paziente e, soprattutto, ad alleviare la sintomatologia che ha un impatto importante a livello fisico e psicologico.

MALATTIA OSSEA

Il danno osseo è la complicanza più comune del Mieloma Multiplo. Le plasma­cellule malate rilasciano diverse sostanze chimiche che attivano gli osteoclasti, le cellule che provocano il riassorbimento dell’osso, mentre bloccano gli osteoblasti, che di norma riparano le ossa. Come conseguenza, lo scheletro viene danneg­giato, si indebolisce con formazione di lesioni che possono addirittura provocare fratture. Le parti più colpite sono la colonna vertebrale, le coste, il bacino, i femori e gli omeri. Per trattare la malattia ossea si utilizzano i bisfosfonati che riducono la perdita di osso e di calcio rallentando la distruzione dell’osso.

CONTROLLO DEL DOLORE

Il sintomo più frequente del danno osseo è il dolore, per il quale si ricorre a diversi trattamenti:

  • farmaci antidolorifici;
  • bisfosfonati che favoriscono la rigenerazione di nuovo osso;
  • chirurgia per le fratture vertebrali che rischiano di comprimere il midollo;
  • vertebroplastica (iniezione di cemento nel corpo vertebrale) o cifoplastica (inse­rimento di un palloncino nel corpo vertebrale) per ricostruire i crolli vertebrali;
  • radioterapia localizzata.

ANEMIA E INFEZIONI

L’anemia può essere la conseguenza diretta del Mieloma oppure insorgere come effetto collaterale delle terapie, dando luogo a stanchezza cronica e debolezza. L’anemia consiste nella riduzione del numero dei globuli rossi e dell’emoglobina in essi contenuta che serve a trasportare ossigeno in tutti i distretti dell’organi­smo. Spesso questa condizione viene recuperata senza necessità di trattamento perché il midollo osseo riprende la produzione di globuli rossi. In altri casi più severi si ricorre a trasfusioni di sangue e a un farmaco, l’eritropoietina (EPO) che è capace di stimolare l’organismo a produrre globuli rossi.

Insieme al calo numerico dei globuli rossi, si può verificare una diminuzione dei globuli bianchi (leucopenia) alla quale occorre fare molta attenzione perché rende più suscettibile il paziente alle infezioni. Se la conta di queste cellule risulta molto bassa si ricorre a un ciclo di terapia con antibiotici prima che i germi possano attaccare l’organismo e/o ai fattori di crescita, che servono a stimolare la produzione di globuli bianchi. Se anche le piastrine sono ridotte in modo consistente si può ricorrere alla trasfusione di queste cellule, indispensa­bili per la coagulazione del sangue.

DANNO RENALE

La funzionalità renale nel Mieloma Multiplo può essere compromessa in vari modi: a causa della proteina anomala (paraproteina) prodotta in gran quantità dalle plasmacellule malate che danneggia i reni; a causa della disidratazione e dell’ipercalcemia, a causa di alcuni farmaci come ad esempio gli antinfiamma­tori non steroidei (aspirina, ibuprofene) spesso impiegati per il dolore.

In molti casi il danno è transitorio e il rene è in grado di recuperare da solo, in altri, invece, il danno è permanente così da rendere necessaria la dialisi per depurare il sangue. Per ridurre il danno renale al paziente viene consigliato di bere molta acqua (almeno 3 litri al giorno).

AFFATICAMENTO

È importante riconoscere questo sintomo e riferire al medico come ci si sente proprio per capire e curare le cause che lo determinano. L’affaticamento, che può essere provocato anche dal!’ anemia, compromette la quotidianità del paziente.

Insieme al medico vanno programmate una serie di azioni volte a miglio­rare questo aspetto fortemente impattante sulla qualità di vita:

  • evitare di stancarsi troppo;
  • concordare con il medico curante la possibilità di una regolare ma mode­rata attività fisica;
  • adottare una dieta corretta, prestando cautela all’assunzione di multivi­taminici. vitamina C. tè verde e supplementi anti-ossidanti per le possibili interazioni con i farmaci assunti;
  • ridurre lo stress, richiedere il supporto psicologico per evitare l’insorgenza di uno stato depressivo;
  • dormire, in quanto il sonno è un elemento importante per il sistema immu­nitario.

Partecipare a uno studio clinico

Attualmente sono in corso numerosi studi clinici che coinvolgono i pazienti per trovare nuovi trattamenti sempre più efficaci e meglio tollerati.

Ricercatori all'operaLe sperimentazioni cliniche sono studi programmati basati su specifici proto­colli che hanno lo scopo di testare le nuove terapie o di confrontare terapie già esistenti. Uno studio clinico segue una prassi ben definita e molto rigorosa basata, come detto sopra, su un “protocollo”. Tutti i pazienti arruolati nello studio clinico sono monitorati attentamente e continuamente. Le informazioni ottenute sono confrontate e analizzate da ricercatori esperti e i risultati contri­buiranno a definire quali sono i trattamenti migliori in grado di offrire ai pazienti nuove e più efficaci cure.